Poesie scelte
Carlo Vallini, Un giorno e altre poesie(a cura di Eduardo Sanguineti) Torino, Einaudi 1967
La morte
Morire! Una camera muta
e un letto profondo: lontano
la fiamma d’un vespro sanguigno
che splenda tra cento comignoli
d’una città sconosciuta:
giacere in quel letto profondo
udir con un senso inumano
d’angoscia il confuso lontano
eterno fragore del mondo:
sentire che per riposare
un sonno profondo non basta,
ma occorre una pace più vasta;
sentire che tutto scompare
per sempre, che il sogno dilegua
per sempre, che tutto è fuggito
per sempre, che tutto è finito;
sentire vicina la tregua;
compiere il gesto improvviso;
il sangue che sfugge dal viso,
il senso indicibile, ignoto,
di precipitare nel vuoto,
di precipitare per sempre,
di divenire preda del niente…
un senso di gelo, fugace,
poi nulla. La morte. La pace.
Giacere in quel letto profondo,
già morto: sul volto, il suggello
della Verità spaventosa,
della Verità che si sposa
con l’uomo che è uscito dal mondo
e agguaglia il deforme col bello,
e agguaglia l’ignaro e il saccente
nel placido regno del niente:
giacere in quel letto profondo
più immobile ancora di quando
si dorme: dell’unica buona
immobilità che traspira
del volto di chi non respira,
il corpo di chi s’abbandona;
il drappo che va disegnando
più profondamente le forme
del rigido corpo che dorme
per sempre: poi ecco apparire
la prima dissoluzione
che sforma e dev’essere come
se si continuasse a morire.
Giacere in un letto profondo,
già morto: ecco il solo momento
di vero riposo nel mondo!
più tardi la terra ci afferra
e penetra e sbriciola in polvere
e volge in se stessa ed evolve
e dissipa in preda al vento:
ma il letto sul quale si muore
concede per quarantott’ore
la pace assoluta infinita.
nessuna forma di vita
si svolge in quel tempo dal fondo
dell’uomo mutarsi in cosa;
quella materia riposa;
non vive, non vede, non sente:
sfasciandosi gradatamente,
rinunzia all’enorme fatica
di dover essere unita.
Natura, o burattinaia
come raduni i tuoi fili
a tempo, perché l’uno appaia
e l’altro scompaia! Rigiri
i fili che agli esseri umani
fan muovere i piedi e le mani
e torcere gli occhi e la bocca:
quindi, infallibile, appena
e tempo, il fantoccio a cui tocca
scompare per sempre di scena.
Tarderà molto a finire
questa ridicola farsa?
Io sento che fo da comparsa
e che non ho niente da dire.
A che immaginarmi già estinto?
Parlare senza morire
di questo piacere vuol dire
non esserne bene convinto.
O morte, la nostra miseria
è grande: la nostra materia
che soffre ed invoca l’oblio
gridando per sempre: - Non voglio
morire! – s’abbarbica all’io
così disperatamente,
come il mollusco aderente
con tutte le forze allo scoglio:
l’io per ciascuna persona
è come un’amante noiosa
che stanca sopra ogni cosa,
ma che tuttavia non si dona;
l’amante che più non si varia,
compagna in piaceri e malanni
e che, con l’andar degli anni,
diventa vieppiù necessaria;
l’amante un poco volgare
che ha verso di noi mille cure
e che spesse volte neppure
ci si accorge di sopportare.
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Bernard Noel
Nato dal buco.
Costruito attorno al buco.
Sono un’organizzazione del vuoto.
Così il mio sì è sempre minato dal mio no
Così posso rivoltarmi come un guanto.
Deve esserci un’eterna equivalenza,
dove però la destra non vale la sinistra.
Piaga della simmetria.
Ti do il mio cuore per il mio fegato.
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Antonio Facci Tosatti
Una volta era una volta Una volta era una volta.
Una volta ero intelligente
Una volta ero una persona rispettabile
Una volta avevo una gran cultura
Una volta ero una persona di quelle…
Mi spieghi cosa ci faccio qui?
Con la testa sul tavolo e la caraffa
Da mezzo litro?
Una volta ero bravo…adesso…
sono lo schifato e lo schifo…
nessuno mi caga, e se mi cagano
mi cagano il cazzo
Una volta c’avevo gli amici, (forse)
mah adesso…
Adesso sono un mobile su cui
poggia un bicchiere e una caraffa
di vino, ma che vino di merda.
L’indifferenza è la mia amica
Nessuno mi guarda più di tanto,
forse nessuno mi vede…
ma tanto mi sentono,
sentono l’odore di non lavato.
La solitudine puzza di vino
rovesciato sul tavolo
rimasto lì mezza giornata.
Una volta era una volta
Cosa ho fatto di male?
Lo so, non è che nego,
ma mi ero rotto il cazzo,
non mi perdonano…
Una volta era una volta…
.Testo utilizzato nel album“Viados” 2003
Brandelli di musica
La solitudine…Leo Ferrè(…)Io vivo altrove dentro la quarta dimensione e vedo il mondo da una feritoia…(…)
La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità, perché le parole che voi adoperate non sono più parole, ma una specie di condotto attraverso il quale gli analfabeti hanno la coscienza a posto.
L’incontro…Piero Ciampi
“… la mano non deve tremare, costi quel che costi”… “L’attesa è sacra e la diffidenza necessaria.”… “Stanotte allenerò le mie labbra a sorridere e dovrò quindi pensare a lavarmi fino alla morte i denti. Vorrei piacerti come un tempo, ma la mia pelle stanca e non posso nascondere il mio volto.” “…e che ha ragione la gente quando dice che merito la solitudine. Ma guarda tu cosa ti dico: sarebbe molto meglio per te che te ne andassi prima di incontrarti…”
La bella estate…Le Masque (dedicata a Cesare Pavese)
“…Così pianse con uno straccio di versi in bocca per non farsi sentire, e invocò gli angeli della santa vergine per lasciarsi andare, su uno scanno di legno lasciarsi andare in lucidità distratte”… “…e di sassi lanciati nel fondoschiena del futuro, e le sassate precise dei ventenni…” “…e la femmina a gettone sotto i portici di Torino, che ti fa un bel sorriso, che ti fa sperare, che abbracceresti per sentirne la voce…languida doppiatrice di un lungometraggio a luce crepuscolare” “…così Cesare si raggomitolò in un apocalisse di quiete”.
Gli anni di Globiana…Le Masque
La sorte alla fine non e altro che un respiro esauribile per stanchezza di nervi...
Pensare al destino significa conferire alla vita il dominio dei giorni, delle ore, dei secondi.
Si invecchia prima di scomparire nell’estraneità di un caso.
…L’arte non accetta alcun destino, perché sa prendere tempo, sa rallentare la storia, la nostra storia mortale.
Disamistade…Fabrizio De Andrè
…e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà…si accontenta di cause leggere la guerra del cuore…uno scoppio di sangue e un’assenza apparecchiata per cena.
(…)e una fretta di mani sorprese a toccare le mani, che dev’ esserci un modo di vivere senza dolore
Hotel Supramonte…Fabrizio De Andrè
(…) Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile - grazie a te ho una barca da scrivere e un treno da perdere (…) passerà anche questa stazione senza far male – passerà questa pioggia sottile come passa il dolore (…) se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano – cosa importa se sono caduto, se sono lontano – perché domani sarà un giorno lungo e senza parole - perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole…
Luna spina Fiorella Mannoia… Testo di Ivano Fossati
…e mi fido facilmente – delle ombre – via via – che riesco ad essere assente – e a non cercarmi compagnie – e di notte sento bene i ritmi del mio stesso cuore – e le voci di una casa – non s’imparano mai.
Oh che sarà…Fiorella Mannoia… Testo di Ivano Fossati / C. Buarque De Hollanda
Oh che sarà che sarà che vive nell’idea di questi amanti – che cantano i poeti più deliranti – che giurano i profeti ubriacati – che sta nel cammino dei mutilati e nella fantasia degli infelici – che sta nel dai e dai delle meretrici – nel piano derelitto dei banditi
Oh che sarò che sarà – quel che non ha decenza – né mai ce l’avrà – quel che non ha censura ne mai ce l’avrà – quel che non ha ragione –
Oh che sarà che sarà – che tutti i loro avvisi non potranno evitare – che tutte le risate andranno a sfidare (…) persino il padre eterno da così lontano – guardando quell’inferno dovrà benedire
Il tempo... Riccardo Cocciante... Testo di Massimo Bizzarri
(…) Cosa c’è tra le bestemmie di chi crede al paradiso – cosa c’è dietro i tuoi occhi ormai esausti di tramonto – Cosa c’è dietro lo specchio che si strugge di ricordi – C’è il tempo, il tempo – Che strangola le stelle, poi le getta in fondo al mare (…) cosa c’è che resta sveglio e di notte non riposa
C’è il tempo, il tempo – Seduto sul destino come un bimbo sulle scale – Il tempo il tempo – Che passa sui tuoi occhi e ogni giorno fa più male – Il tempo, il tempo che spia attraverso i vetri di un dolore addormentato (…)
Brani di lettura
"Due storielle che dovrebbero fare riflettere"(si ringrazia Cristina Marabini ed Eliselle)
Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro "Forse, voleva farle coraggio" disse.
Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.
(grazie a Cristina Marabini)
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Una famiglia e un asino
C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e
un asino.Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "guardate quel ragazzo quanto è maleducato... lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano"
Allora la moglie disse a suo marito:
"non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio."
Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "guardate che svergognato quel tipo...
lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa."
Allora, presero la decisione di far salire la moglie,
mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "pover'uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino...
e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!"
Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
"sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!"
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
"guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!"
Conclusione: ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
(Grazie a Eliselle)
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André Gide, Les nourritures terrestres
[…] fu un periodo inquieto di attesa e come la traversata di una palude. Sprofondavo in prostrazioni di sonno da cui non mi guariva il dormire. Andavo a letto dopo il pranzo; dormivo, mi svegliavo ancor più stanco, l’animo intorpidito come per una metamorfosi. Oscure operazioni dell’essere: travaglio latente, genesi di ignoto, parti laboriosi; sonnolenze, attese; come le crisalidi e le ninfe, io dormivo; […] Ah! Venga finalmente - supplicavo - la crisi acuta, la malattia, il dolore vivo! E il mio cervello si paragonava a cieli di burrasca, ingombri di nuvole grevi, dove si respira a fatica, dove tutto è in attesa del lampo che squarci quegli otri fuligginosi, carichi d’umore, che celano l’azzurro. Quanto durerete, attese, e una volta finite, ci rimarrà di che vivere? - Attese! attese di che? gridavo. Che poteva accadere che non nascesse da noi? E che poteva accadere di noi che già non conoscessimo?
André Gide, Paludes
"Ci sono cose che ricominciamo ogni giorno semplicemente perché non abbiamo niente di meglio da fare; in questo non c’è progresso né mantenimento ma non è possibile non fare niente… Nel tempo c’è lo stesso movimento compiuto nello spazio dalle fiere in gabbia o dalle maree sulle spiagge."
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Simon Weil
Perdonare. Non si può. Quando qualcuno ci ha fatto del male, si creano in noi determinate reazioni. Il desiderio della vendetta è un desiderio d’equilibrio essenziale. Cercare l’equilibrio su di un altro piano. Bisogna andare da soli fino a quel limite. Là si tocca il vuoto.
Impossibile perdonare a chi ci ha fatto del male, se quel male ci abbassa. Bisogna pensare che non ci ha abbassati, ma che ha rivelato il nostro reale livello.
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Thomas Bernhard... A colpi d'ascia
Pag 113
Per un certo periodo facciamo un tratto di strada insieme con altre persone, poi ci ridestiamo e voltiamo le spalle.(--)Noi ci leghiamo a queste persone a doppio filo, poi tutt'un tratto le detestiamo e le lasciamo andare. Per anni corriamo loro appresso e mendichiamo la loro simpatia, e a un tratto ottenuta la loro simpatia, non la vogliamo più questa loro simpatia.
(---) Sfuggiamo a queste persone ed esse ci riprendono e ci schiacciano. Le rincorriamo, le imploriamo di accoglierci di nuovo, e loro ci accolgono e ci ammazzano...
(---) Crediamo di essere ormai finiti e incontriamo costoro che ci salvano, ma noi non gli siamo grati per il fatto che ci hanno salvato, al contrario li malediciamo, li odiamo, per tutta la vita li perseguitiamo con il nostro odio per il fatto che ci hanno salvato. Oppure noi li corteggiamo, loro ci respingono e noi ci vendichiamo, li calunniamo, li denigriamo davanti a tutti, li perseguitiamo con il nostro odio fino alla tomba. Oppure loro in un momento decisivo ci aiutano a rimetterci in piedi e noi li odiamo per ci hanno aiutato a rimetterci in piedi, così come loro odiano noi perché noi li abbiamo aiutati a rimettersi in piedi (---).
Poiché una volta gli abbiamo fatto un piacere, pensiamo di avere diritto alla loro gratitudine eterna(---). Li amiamo così intensamente che questo amore ci ammala, e loro ci respingono, loro odiano il nostro amore, pensavo. Tutto ciò che abbiamo ci viene da loro e per questo li odiamo. Noi veniamo dal nulla, come come si suol dire, e loro sono capaci di fare di noi un genio come se avessero fatto di noi un grande criminale
(---). Tutto ciò che abbiamo ci viene da loro e per questo li puniamo tutta la vita con il nostro disprezzo e con il nostro odio.
Tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo a loro e non possiamo mai perdonarli di dover loro ogni cosa, pensavo. Non esiste nessuno che abbia il benché minimo diritto, pensavo.(---)
li corteggiamo, loro ci respingono e noi ci vendichiamo (---).
Thomas Bernhard... Perturbamento (dall'edizione adelphi)
Pag 19
…Il più delle volte egli esitava a portarmi con sé nelle sue visite agli ammalati, perché sempre e infallibilmente risultava che tutto quello che lui doveva visitare, toccare e curare era malato e triste; di qualunque cosa si trattasse, lui si muoveva continuamente in un mondo malato, fra persone e individui malati; anche se questo mondo pretendeva o fingeva di essere sano, era pur sempre un mondo malato e gli uomini, gli individui anche quelli cosiddetti sani, erano malati.
Pag 20
La gente di campagna, che degenera prima nella brutalità e poi nella più totale impotenza riguardo la propria brutalità, che degenera in tutto, che deve degenerare in tutto, oggi questa gente, disse mio padre, rappresenta una spaventosa maggioranza (…) In campagna la brutalità e la violenza sono la base di tutto . La brutalità in città, non è nulla confronto alla brutalità in campagna, e la violenza in città non è nulla in confronto alla violenza in campagna. I delitti in città, i delitti cittadini, non sono nulla confronto ai delitti in campagna, ai delitti campagnoli. I delitti di città sono ridicoli in confronto ai delitti di campagna.
Pag 21
“ I poveri” disse “sono due volte più brutali, ignobili e criminali, e anzi, date le loro possibilità, lo sono in maniera ancora più spaventosa”.
Pag 25
Quello che c’è di essenziale in una persona viene alla luce soltanto quando dobbiamo considerarla perduta per noi, disse mio padre, nel momento in cui, ormai, questa persona può soltanto dirci addio. Ad un tratto, in tutto ciò che in essa è ormai soltanto preparazione alla morte definitiva, questa persona può essere riconosciuta nella sua verità. (…) Un essere umano può sentirsi unito a un altro che ama soltanto quando quest’altro è morto, e davvero è entrato a far parte di lui.
Pag33
Per lui gli scrittori con i loro scritti, sporcavano la natura in ogni caso, in maniera più o meno dilettantesca, “fra più o meno grandi applausi”, più o meno totalmente sfasati, ora troppo avanti, ora troppo indietro rispetto a quello che succede intorno a loro.
Pag 39
Se suo marito non fosse precipitato giù dall’alpe di Kor, il dolore per quel figlio debole di mente lo avrebbe fatto morire dopo “lunghe e penose sofferenze” disse.
Pag 40
Per lei era un mistero che adesso veramente la annientava il fatto che, da un’unione con un uomo di così buona famiglia, lei avesse potuto partorire un figlio che sempre più le appariva come una bestia.
Pag 46
La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.
Pag 48
Dissi che pur di liberarmi dalla tendenza alla disperazione ero disposto a sopportare qualsiasi fatica. Meglio essere spaventosamente stremati, aggiunsi, che essere spaventosamente disperati.
Pag 52
In casa dell’industriale non si trovava un solo libro, disse mio padre, di proposito non voleva averne neanche uno per non esserne irritato. Niente irrita più dei libri quando si vuole stare soli con se stessi, quando si deve stare soli con se stessi.
Pag 58
“No”, disse “non voglio vedere Suo figlio. Una persona nuova, una faccia nuova, mi rovina tutto. Cerchi di capire, mi rovina tutto una faccia nuova”.
Pag 63
“Il mondo è surrealistico da cima a fondo” disse. “La natura è surrealistica, tutto è surrealistico” disse mio padre.
Pag 64
È una cosa orrenda che non si possa guardare un uomo, nel cui passato si sa che c’è stato un traviamento, un atto contro natura o un delitto, senza collegare immediatamente quell’uomo, per tutto il tempo che dura la sua vita, con quel traviamento, con quell’atto contro natura, con quel delitto.
Pag 65
Penava che proprio in sua figlia, si mostrava in maniera terrificante come la sua arte non riuscisse ad andare più in là di qualche malsana intuizione.
Pag 66
Pensai che la maggior parte dei funerali si fanno di sabato, battesimi, matrimoni e funerali si fanno sempre quasi tutti di sabato.
Pag 74
….Quanto a sua moglie, aveva acqua nei piedi e l’odore del suo alito indicava che il processo di decomposizione dei lobi polmonari avanzava rapidamente(…..)La gamba destra del padrone del mulino imputridiva più in fretta della sinistra.
Pag 75
Tutti gli abitanti del mulino dei Fochler, erano deboli di mente, non malati di mente, disse mio padre.
Pag 77
Ma appena ebbi pronunciato la parola “volontariamente”, pensai che non c’è nulla che la gente faccia volontariamente, che il libero arbitrio dell’uomo è un non senso, e dissi a mio padre: “Com’è ovvio neppure l’industriale è andato a Hauenstein volontariamente” .
Pag 79
Tutto è la realtà, pensai.
Pag 80
La gioventù per chi vive è una situazione raccapricciante, pensai..
Pag 82
…ma io invece, volevo vedere lo storpio e sua sorella..
Pag 83
Se quello si alza, pensai, e si mette a camminare, fa certo i movimenti di un gigantesco insetto.
Nella stanza c’è il tipico odore che emanano le persone che giacciono inferme in un letto da molti anni.
Per lo più le cose che diceva sembravano dette in una lingua orientale. Il ritmo con cui le articolava era strettamente connesso con la sua malformazione fisica. Quello che diceva era storpio, esattamente come lui...
La sua testa era in proporzione piccola, lo si notava più che mai chiaramente quando lui cercava di accostarla alla pancia per sentirne meglio i brontolii interni. Distorceva quasi di continuo la faccia in smorfie nervose. Stava seduto come uno che sedendo saltasse. Forse immagina i andare a cavallo, pensai.
Pag 88
Ad una simile deformità fisica si accompagna sempre, disse mio padre quando fummo all’aria aperta, la pazzia corrispondente. La malattia del corpo produce, come sua conseguenza, la malattia della mente.
…………………………………………………………………………………………………… Albert Camus…La caduta
(…)Quanti delitti commessi semplicemente perché il loro autore non poteva sopportare di essere in colpa!(…)
(…)Ha notato che soltanto la morte ci ridesta i sentimenti? Ma lo sa perché siamo sempre più giusti e generosi con i morti? E’ semplice. Verso di loro n0on ci sono obblighi. (…). Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta.
No, nei nostri amici amiamo il morto fresco, il morto doloroso, la nostra emozione, noi stessi insomma insomma (…)
(…) Mi creda per certe persone almeno, non prendere quello che non si desidera è la cosa più difficile del mondo.
(…) Tra me e me dicevo che anche la morte del corpo a giudicare da quello che avevo visto, era in sé una punizione sufficiente, assolveva tutto.
Albert Camus…Lo straniero
(…)Persino da un banco di imputato è sempre interessante sentir parlare di sé…
(…)Si decideva la mia sorte, senza chiedere il mio parere. (…)Io stavo ad ascoltare e sentivo che mi giudicavano intelligente. Ma non capivo come le buone qualità di un uomo normale possano diventare dei capi d’accusa schiaccianti contro un colpevole.(…)
(…)Avrei voluto spiegargli con simpatia, quasi affettuosamente, che mai ero riuscito a provare un vero dispiacere per qualcosa.(…)
(…)(parlando dal carcere) Anch’io come tutti, avevo letto dei racconti sui giornali. Ma certo esistevano libri speciali che non ho mai avuto la curiosità di consultare; in essi forse avrei trovato dei racconti di evasione. Avrei saputo che almeno in un caso la ruota si era fermata, che in quel precipitare irresistibile, una sola volta, il caso e la fortuna avevano cambiato qualcosa. Una volta! In fondo credo questo mi sarebbe bastato: il mio cuore avrebbe fatto il resto (…)
Erri De Luca…In alto a sinistra
Cap Anticamera
(Parlando degli animali dello zoo nelle gabbie).
Si toccavano tra loro con un’intesa che di rado ho visto tra persone: con proprietà di sensi e di distanze, come noi proviamo a fare con le parole.
Passavo da una specie all’altra per puro desiderio di trascorrere il mio tempo davanti a loro.
Ero tanto più recente del loro passato remoto che si prosciugava nell’ergastolo di un giardino. Io ero un “appena” che risaliva solo ad un sorriso imbiancato di un nonno.
Cap Da una specie di Trincea
(…)Non si deve parlare di morte coi piedi nella fossa.(…)
(…)Mi hanno reso un buon servizio, ma erano pensieri di merda(…)
(…)Quando si è in un vicolo stretto della propria vita, per cavarsela si bussa a risorse alle quali in quel momento non si chiede da dove provengano.
Cap sessantatré a uno
(…) Non è solo il futuro a lasciarsi rivelare, ma anche il passato è visitabile alle profezie: quello che accaduto prima di noi è altrettanto segreto.
Bassotuba non c’è…Paolo Nori
Susanna Agnelli sul settimanale “Oggi”, che la gente le scrive le lettere. Una volta l’ho letta. C’era uno che le scriveva:
“Cara Susanna Agnelli
domani si sposa un amico di mio figlia, che è anche il figlio del nostro medico di famiglia. E’ un ragazzo molto caro, che ci ha fatto un sacco di bene e ci ha anche invitato al suo matrimonio. Consigliaci, per cortesia, un regalo di buon gusto da fargli”.
E Susanna Agnelli rispondeva:
“Un impianto stereofonico. Ce ne sono di tutti i prezzi e si fa sempre bella figura.”
A me, per esempio, mi scriverebbero:
“Caro Learco Ferrari,
abbiamo invitato a cena dei nostri amici a cui teniamo molto. Consigliaci un menu adeguato e di buon gusto.”
E io risponderei:
“Un bel piatto di merda, non costa niente e ce n’è in abbondanza.”
Thomas Mann…La montagna incantata
(…)Sono stufo di questa vita orizzontale… il sangue mi si addormenta (…)
Cap digressione sul senso del tempo
(…)Intorno alla natura della noia circolano varie opinioni errate. In complesso si crede che il fatto di essere interessante e la novità del contenuto “facciano passare”, cioè accorcino il tempo, mentre il vuoto e la monotonia ne rallentino e ne ostacolino il corso. (…) Può darsi che la monotonia e il vuoto allunghino e rendano “noiosi” il momento e l’ora, ma i grandi e grandissimi periodi di tempo li accorciano e volatilizzino addirittura fino all’annullamento. Viceversa un contenuto ricco e interessante può certo abbreviare e sveltire l’ora e magari anche il giorno, ma portato a misure più vaste conferisce al corso del tempo ampiezza, peso, solidità di modo che gli anni pieni di avvenimenti passano più adagio di quelli poveri, vuoti, leggeri che il vento sospinge e fa dileguare. A rigore, dunque quella che chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se non si interrompe l’uniformità, si restringono in modo di far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo; e nell’uniformità la più lunga vita sarebbe vissuta come fosse brevissima e svanirebbe all’improvviso. (…) Se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione.
Cesare Pavese…La luna e i falò
Cap 1
(…)Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.(…)
(…)Così questo paese, dove non son nato, ho creduto per molto tempo fosse il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto.
(…) Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
Cap 26
(…) I ragazzi, le donne il mondo non sono mica cambiati. Non portano più il parasole, la domenica vanno in festa invece che al cinema invece che in festa, le ragazze fumano- eppure la vita è la stessa
non sanno che un giorno si guarderanno in giro e anche per loro sarà tutto passato.(…) ogni terrazzo è stato qualcosa per qualcuno (…) dispiace a pensare a tanti anni vissute, tante memorie, spariti così senza lasciare segno. O no? Magari è meglio così, meglio che tutto se ne vada in un falò d’erbe secche e che la gente ricominci.
L’aleph…J.L. Borges
L’incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse perché compresi che l’ incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita.
Alcuni autori, letture e canzoni preferite
Letture preferite: Camus “La caduta”; Dostoevkij ”Memorie del sottosuolo”, “I fratelli Karamazòv”; Sartre ”La nausea”, “L’essere e il nulla”; Thomas Mann “La montagna incantata”,Vita di Carmelo Bene a cura di Giancarlo Dotto; “Piero Ciampi Tutta l’opera” a cura di Enrico De Angelis ed. Arcana; Dino Buzzati “60 racconti” Ludwig Wittegenstein “Della certezza”; Deleuze “Empirismo e soggettività”; Cesare Pavese “Dialoghi con Leucò”, “La luna e i falò”, Carlo Cassola “Troppo Tardi”; Erri De Luca “In alto a sinistra”; Gianmaria Piercarpi, “Le rondini non volano”; Paolo Nori ”Bassotuba non c’è”, “I grandi ustionati”.
Tra i brani musicali: Piero Ciampi “Tu no”, “Palazzo di giustizia”, “A mia moglie”, “Adius”; Leo Ferrè “La solitudine”, “Col tempo”, “Tu non dici mai niente”, “Niente più”; Le Masque “La memoria di Venere”, “La bella estate”, “Nostaghia”,”Non andare via” ; Max Manfredi “Le rime di Sampierdarena”, “Notti Slave”; Faustò “Suicidio”,Ricky Gianco (album) ”Il disco dell’angoscia”, Riccardo Cocciante “Il tempo”; Fabrizio De Andrè (tutto escluso girotondo); Edith Piaf (tutto!), Fiorella Mannoia “Lunaspina”; Beatles “Yesterday”, Lotus Eaters “The first picture of you”, Jeff Buckley “Grace”, Scott Walker “21”. The Transistors “Scivola via”Gavin Friday “Caruso”. Antonio facci Tosatti ,“Tangenziale”, “Una volta era una volta”.