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Il tramonto della vulva flipper (omaggio a Mattia Moreni)
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"Vorrei che fosse notte" Elliot 2009 Primo Capitolo: Dalla parte del diavolo

La ragazza definitiva (copertinario per le librerie)
La ragazza definitiva Castelvecchi 2007 (anteprima di 32 pagine)


Il tramonto della vulva flipper - Ritratto dell'artista da crollo (omaggio a Mattia Moreni)

Il tramonto della vulva flipper – ritratto dell’artista da crollo.

Saranno stati gli inizi degli anni ‘80 ed io ero appena un ragazzo al servizio dell’indelebile Mattia.
Fragile - era scritto su quel pacco recapitato in tanta fretta alla galleria poco prima dell’inaugurazione – io, dovevo trasportarlo con cautela al centro della sala degli ospiti: “omaggio di un MIO collezionista” diceva gonfio d’orgoglio senza pronunciarne il contenuto. Io sapevo solo che pesava e mi spaccavo la schiena pur se aiutato da un carrellino - mentre lo sentivo ghignare come era solito fare circondato dai suoi stimatori. Quella sera si doveva festeggiare l’arrivo di un nuovo quadro: “La vulva flipper tramonta” : una rosa di carne che si schiude come un tramonto, dal quale sembra fluttuare una perla al posto del sole.

Mattia oltre essere un appassionato di donne, era un grand’artista, o forse viceversa, era diventato un’artista a forza di pensarle, di volerle in maniera ossessiva le donne. Immagini futuriste, tra l’umanoide e l’inorganico vivace elettrizzavano le pareti, e puzzle di prostitute dell’ultima sera che la sua testa non aveva ancora cancellato prendevano identità oltre il genitale. Un’ossessione alle donne che lo aveva portato a farsi, oltre che le sgualdrine, anche una fama nazionale, una fama che non si limitava certo solo alla sue opere. Tutt’altro che a tempo perso si dilettava nel collezionare peli di pube, sempre alla ricerca di quello rosso, il più raro, ma il suo preferito. Ne teneva degli album interi catalogabili per colore e grado di riccezza.

C’era sempre qualcuna disposta a tagliarsi un ciuffetto ricordo qui e là, e certo Mattia non si poteva certo definire un bell’uomo: aveva un naso pronunciato e la faccia da mezza luna frontale, senza contare un notevole difetto fisico; a causa di un incidente era stato privato di un mano, facendo così dell’arto un moncherino. Questo non gli impediva di esercitare il suo “savoir faire” – e in alcune donne accendeva ancora di più la curiosità per i suoi azzardati e spinti corteggiamenti. Da artista che era, aveva ingegnato che all’occorrenza avrebbe potuto avvitare all’arto mancante un vibratore, guadagnandosi così la nomea di capitan uncino. Di questi aggeggi ne teneva di diverse specie, e quando altri collezionisti arrivavano in coppia a vedere i suoi di pezzi, proponeva sempre alle loro compagne di seguirlo nella stanza di sopra. Nel frattempo mi chiedeva il favore di intrattenere i mariti o gli accompagnatori nella grande sala dell’esposizione ufficiale. Io sapevo che con quelle donne sfogliava avidamente i suoi archivi di vario pelo; certe rimanevano a bocca aperta, e se così succedeva, non perdeva tempo a chiuderla con sporgenze corporali - compiacendo lo stupore.

Mattia con una certa disinvoltura, avvitava alla mano l’arto meccanico sessuale. Così era capitato con Lydia la moglie di un avvocato di Faenza che per nulla disdegnava vedere la compagna tra altre braccia nell’atto amoroso nell’intricarsi dei membri, dove la sua bianca e tenera carne si combinava ora con muscoli e poi per volontà di sovrana con carni flaccide e traballanti di uomini non più di nuova data.L’artista l’invitò per quella prima volta a salire la scala a chiocciola, invitandola nella sua camera. Apriva un cassetto, e da un guanto di velluto estrasse il vibratore avvitevole. Guardava la donna che ridacchiava senza capire bene, poi lo l’abbracciava e mentre con la mano vera seguiva i fianchi finché le scarpe si trovavano ricoperte dalla morbida gonna, con l’altra mano-vibratore percorreva la schiena per poi scendere con nonchalance fino dal sedere e insinuarsi da dietro negli orifizi privilegiati.

Lydia come altre donne, si lasciavano cadere al piacere di quel bizzarro artificio. Situazioni da consumare in poco tempo a dire il vero, ma intriganti al punto che succedessero una volta e poi una volta ancora… Al marito di Lydia piaceva sentire certi voluttuosi racconti dei quali lei stessa non faceva certo mistero, anzi… se c’era possibilità si metteva ad origliare le godurie della moglie procurate da altri maschi e lei ben sapeva. Affetto da voyeurismo cronico, quando venne a sapere che l’ultimo quadro di Mattia che avrebbe acquistato sarebbe stata esposta, si decise di rendere sua moglie un’opera altrettanto allettante: un tavolino da salotto alquanto particolare: un piano ovale di cristallo doveva poggiare sul dorso di Lydia completamente nuda accovacciata in una sinuosa pecorina che in una qualche modo faceva da piedistallo. Nessuno poteva aspettarsi una simile sorpresa.

Nel frattempo alcune invitate non più giovanissime, guardavano al quadro con un po’ di sdegno borghese, come se intendessero che il tramonto della vulva flipper le riguardasse. Quella frase le faceva pensare alla clitoride come la pallina del flipper che ormai non andava più da nessuna parte, se non come un’orecchietta di carne morta, che fa flip flap in balia di una gravità appunto di tramonto che non è certo quella amorosa. Mattia pensava ben ad altro, a questa rosa di carne come un tramonto che bagna di rugiada lo schiudersi della rosa-vagina. “Tramonto” non significava affatto un ammuffimento della donna desiderante, ma al contrario un tramonto che rinfresca e bagna come a nuovo la carne per il piacere, un piacere che diviene metafora universale. Proprio per questo una bella donna come Lydia che fosse a disposizione di ogni sguardo poteva essere alla faccia delle bigotte signore un brillante e curioso simbolo dell’arte che nel quadro trovava il suo parallelo. Me l’aveva così impacchettata, dentro un pacco speciale, con quella scritta FRAGILE . In effetto cosa c’è di più delicato di una lastra di cristallo, e il corpo di tenera bianca carne di una donna? Così con la sua ironia, aveva scritto un bigliettino, per la costruzione, ma con la frase, “Mattia mi affido al tuo buon senso NON è DIFFICILE DA MONTARE, dillo pure a tutti gli altri”.