Pensieri Distratti e Distrutti
Poesie
Racconti
Malavolta
L'Orfeo marino
Il tramonto della vulva flipper (omaggio a Mattia Moreni)
Rovescio
Punkabbestia
Libri
"Vorrei che fosse notte" Elliot 2009 Primo Capitolo: Dalla parte del diavolo
La ragazza definitiva (copertinario per le librerie)
La ragazza definitiva Castelvecchi 2007 (anteprima di 32 pagine)
่ stato questo sorgere di occhi
guardare fuori gli stormi passare.
Una stagione che guarisce la morte
come avere vento sopra un sonno greve
Mani strette in giorni dentro secchi
Chiuso il pugno che non li lascia andare
Conchiglia bianca a non temere sorte
Dietro il silenzio e la memoria tace.
Sangue secco spezzato come rami
Larva che tesse filati non doro
Sudicia ่ la terra, come paura
Corteccia a morsi di insetti a sciami
Prima la lingua che tinge il coro
Ora silenzio dopo cocci di mura
Nessuna lacrima bagnerเ larsura
sotto un pesante sole di foglie morte.
Cos์ essendo un nulla
si diviene
viscere di questa arsa terra.
Il cuore tremante
stringeva tra le mani
speranze di plastica.
Un santo di lato rideva.
Eri tu.
Cedevo, cadevo
e non morivo.
Non vivevo.
In un letto di eternitเ
Il sonno greve
porta in s้
un sempre dimenticato.
Uccidimi
col tuo coraggio
di rabbia e indignazione.
E un ergastolo
questo tempo
questa ora
Questa assenza.
Dammi la tua presenza
anche solo per togliermi
a me stessa.
Tra te e me
tutto.
Tutto tra
me e te.
Lacrima di vetro,
vetro che mi separa dal mondo,
mondo visto
da altri occhi,
attraverso i miei.
Il freddo
frenato
dal rosso
vino dellamicizia
Dedicata a Piero Ciampi
Un tizio con appena la faccia che si merita, passeggia sotto un sole che crepa pelle e ricordi.
Lo incrociamo. Agli argini della strada un gatto morto.
Il mio amico si sorprende.
Gli faccio notare che le persone dagli argini le spostano per decenza.
Per una finta decenza.
Sarเ passato un uomo nero; da sinistra a destra.
Luomo senza nome si gira. Ci guarda.
Capiamo che pur non conoscendolo ha avuto un tempo.
Uno dei tanti tempi persi nel tempo.
Tempi gettati nella punteggiatura indefinita della storia mortale.
Torna verso noi.
A quel punto lo ricordo come un sempre dimenticato che riaffiora.
Non so se per lui ่ lo stesso, per quanto gli occhi possano sostituirsi ai ricordi.
Lo penso come un amico giovane di mio padre.
Compagno di sopravvivenza, in mezzo ad ed eroi molto diversi da quelle delle favole
Provo tristezza.
Che gli uomini possano divenire eroi solo nelle guerre.
Le guerre continue, in un presente del giorno prima.
Arriva di fronte e mi guarda, con rughe che senza parole raccontano.
Chiede se sappiamo di unosteria per bere del vino.
Gli rispondo che s์, ่ sempre lเ, nel paese vicino.
Che nemmeno il paese vicino ่ stato spostato.
Anche se sono cambiate molte cose.
La piazza lhanno distrutta. Ma lhanno distrutta, perch้ non ci sono pi๙ persone che la vivono.
Che ormai la piazza del mondo ่ divenuta una cosa chiamata internet.
con la quale si pu๒ parlare con il vicino di mondo.
Ma inutile. La piazza vera di selciato e crepe, lhanno distrutta.
Che non ci sono pi๙ vicini.
Che la stazione non ่ pi๙ una stazione, ma un porto delle illusioni.
Lui forse non capisce.
O forse mi ha anticipato di mezzo secolo, dunque non si stupisce.
Comunque i nomi sia dellosteria, che del paese sono rimasti gli stessi - gli dico.
Lui annuisce.
Dice, di ricordare vagamente, che ่ di passaggio.
Come la vita del resto.
Che non capita tanto spesso di l์.
Che anche quando si incontra la stessa gente dopo tanti anni, ่ sempre un po come incontrarne di nuova col pretesto di potersi raccontare.
Non accenna al ricordo di me, o mio padre.
Ma dietro quella faccia. Quanto freddo che conoscevo.
Eppure in un giorno qualunque, c่ ancora la volontเ di frenare quel gelo, in unosteria. Con un bicchiere di vino rosso.
Certe cose stupiscono sempre a pensarci.
Ci saluta, tornando sui suoi passi. Sul selciato di tutti.
La strada con i camion in mezzo.
Agli argini tante case senza numeri.
Avrei sentito rumori fino alla morte,
avrei visto, anche se male, ogni volta aperti gli occhi,
avrei sentito il battito, finch้ la mano avrebbe potuto afferrare il polso inverso.
Vuoi o non vuoi.
Le case che non dicono niente, sono sempre lเ,
con le loro nefandezze.
Ma la strada ่ di chi c'่ e si contiene,
Non ่ delle malattie e delle miserie dentro.
I tutti sono soli. Non splendenti.
Fuori laria trasuda,
come sospensione di un sudicio buio al sole.
La confidenza non se ne fa niente della bella figura.
Nelle proprie case ci si abbandona, anche al guasto;
come proprio diritto.
Ogni tanto un uomo cede,
lo si incontra per la strada a gridare,
con le boccate di marcio,
con un groviglio di stomaco,
con croci e chiodi addosso,
Senza ritegno di decenze.
Le strade, i muri, le facce,
i rumori degli anni che sono sempre quelli,
ma vanno avanti.
Davanti agli occhi
Dietro le malattie.
E si incontrano stelle,
belle di fuori, marce di dentro.
Poesie decomposte.
Vite sdendate a morsi d'aria.
Memorie delle case, nulla sembra dovere alle strade.
Ma quelle son di tutti, e ognuno sa il suo.
Ci๒ che fuori dalla porta e dalla spesa, mi si sdraia
come una donna di sabbia,
come un cimitero ad un vecchio,
come dei rifiuti per disperati,
come una lusinga ad un monco,
sono le visioni esposte, quelle allo scoperto,
le angherie contenute che si distendono.
E dicono buongiorno.
Ci sono occhi che ti calpestano.
In punta di piedi.
Si sa che hanno altre braccia alle spalle;
lเ dietro i muri che vedi per strada, ma non senti,
cos์ come non ne leggi i numeri lungo il sole.
Poesie
Racconti
Malavolta
L'Orfeo marino
Il tramonto della vulva flipper (omaggio a Mattia Moreni)
Rovescio
Punkabbestia
Libri
"Vorrei che fosse notte" Elliot 2009 Primo Capitolo: Dalla parte del diavolo
La ragazza definitiva (copertinario per le librerie)
La ragazza definitiva Castelvecchi 2007 (anteprima di 32 pagine)
Poesie
Un inverno che raduna la neve่ stato questo sorgere di occhi
guardare fuori gli stormi passare.
Una stagione che guarisce la morte
come avere vento sopra un sonno greve
Mani strette in giorni dentro secchi
Chiuso il pugno che non li lascia andare
Conchiglia bianca a non temere sorte
Dietro il silenzio e la memoria tace.
Sangue secco spezzato come rami
Larva che tesse filati non doro
Sudicia ่ la terra, come paura
Corteccia a morsi di insetti a sciami
Prima la lingua che tinge il coro
Ora silenzio dopo cocci di mura
Nessuna lacrima bagnerเ larsura
Tracce di Poesia
Sono di polvere e selciatosotto un pesante sole di foglie morte.
Cos์ essendo un nulla
si diviene
viscere di questa arsa terra.
Il cuore tremante
stringeva tra le mani
speranze di plastica.
Un santo di lato rideva.
Eri tu.
Cedevo, cadevo
e non morivo.
Non vivevo.
In un letto di eternitเ
Il sonno greve
porta in s้
un sempre dimenticato.
Uccidimi
col tuo coraggio
di rabbia e indignazione.
E un ergastolo
questo tempo
questa ora
Questa assenza.
Dammi la tua presenza
anche solo per togliermi
a me stessa.
Tra te e me
tutto.
Tutto tra
me e te.
Lacrima di vetro,
vetro che mi separa dal mondo,
mondo visto
da altri occhi,
attraverso i miei.
Il freddo
frenato
dal rosso
vino dellamicizia
Dedicata a Piero Ciampi
Un giorno
Eppure un giorno era un giorno.Un tizio con appena la faccia che si merita, passeggia sotto un sole che crepa pelle e ricordi.
Lo incrociamo. Agli argini della strada un gatto morto.
Il mio amico si sorprende.
Gli faccio notare che le persone dagli argini le spostano per decenza.
Per una finta decenza.
Sarเ passato un uomo nero; da sinistra a destra.
Luomo senza nome si gira. Ci guarda.
Capiamo che pur non conoscendolo ha avuto un tempo.
Uno dei tanti tempi persi nel tempo.
Tempi gettati nella punteggiatura indefinita della storia mortale.
Torna verso noi.
A quel punto lo ricordo come un sempre dimenticato che riaffiora.
Non so se per lui ่ lo stesso, per quanto gli occhi possano sostituirsi ai ricordi.
Lo penso come un amico giovane di mio padre.
Compagno di sopravvivenza, in mezzo ad ed eroi molto diversi da quelle delle favole
Provo tristezza.
Che gli uomini possano divenire eroi solo nelle guerre.
Le guerre continue, in un presente del giorno prima.
Arriva di fronte e mi guarda, con rughe che senza parole raccontano.
Chiede se sappiamo di unosteria per bere del vino.
Gli rispondo che s์, ่ sempre lเ, nel paese vicino.
Che nemmeno il paese vicino ่ stato spostato.
Anche se sono cambiate molte cose.
La piazza lhanno distrutta. Ma lhanno distrutta, perch้ non ci sono pi๙ persone che la vivono.
Che ormai la piazza del mondo ่ divenuta una cosa chiamata internet.
con la quale si pu๒ parlare con il vicino di mondo.
Ma inutile. La piazza vera di selciato e crepe, lhanno distrutta.
Che non ci sono pi๙ vicini.
Che la stazione non ่ pi๙ una stazione, ma un porto delle illusioni.
Lui forse non capisce.
O forse mi ha anticipato di mezzo secolo, dunque non si stupisce.
Comunque i nomi sia dellosteria, che del paese sono rimasti gli stessi - gli dico.
Lui annuisce.
Dice, di ricordare vagamente, che ่ di passaggio.
Come la vita del resto.
Che non capita tanto spesso di l์.
Che anche quando si incontra la stessa gente dopo tanti anni, ่ sempre un po come incontrarne di nuova col pretesto di potersi raccontare.
Non accenna al ricordo di me, o mio padre.
Ma dietro quella faccia. Quanto freddo che conoscevo.
Eppure in un giorno qualunque, c่ ancora la volontเ di frenare quel gelo, in unosteria. Con un bicchiere di vino rosso.
Certe cose stupiscono sempre a pensarci.
Ci saluta, tornando sui suoi passi. Sul selciato di tutti.
VISIONI ESPOSTE
Lungo il sole niente porte numerate.La strada con i camion in mezzo.
Agli argini tante case senza numeri.
Avrei sentito rumori fino alla morte,
avrei visto, anche se male, ogni volta aperti gli occhi,
avrei sentito il battito, finch้ la mano avrebbe potuto afferrare il polso inverso.
Vuoi o non vuoi.
Le case che non dicono niente, sono sempre lเ,
con le loro nefandezze.
Ma la strada ่ di chi c'่ e si contiene,
Non ่ delle malattie e delle miserie dentro.
I tutti sono soli. Non splendenti.
Fuori laria trasuda,
come sospensione di un sudicio buio al sole.
La confidenza non se ne fa niente della bella figura.
Nelle proprie case ci si abbandona, anche al guasto;
come proprio diritto.
Ogni tanto un uomo cede,
lo si incontra per la strada a gridare,
con le boccate di marcio,
con un groviglio di stomaco,
con croci e chiodi addosso,
Senza ritegno di decenze.
Le strade, i muri, le facce,
i rumori degli anni che sono sempre quelli,
ma vanno avanti.
Davanti agli occhi
Dietro le malattie.
E si incontrano stelle,
belle di fuori, marce di dentro.
Poesie decomposte.
Vite sdendate a morsi d'aria.
Memorie delle case, nulla sembra dovere alle strade.
Ma quelle son di tutti, e ognuno sa il suo.
Ci๒ che fuori dalla porta e dalla spesa, mi si sdraia
come una donna di sabbia,
come un cimitero ad un vecchio,
come dei rifiuti per disperati,
come una lusinga ad un monco,
sono le visioni esposte, quelle allo scoperto,
le angherie contenute che si distendono.
E dicono buongiorno.
Ci sono occhi che ti calpestano.
In punta di piedi.
Si sa che hanno altre braccia alle spalle;
lเ dietro i muri che vedi per strada, ma non senti,
cos์ come non ne leggi i numeri lungo il sole.